Siede la terra con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci

Domenica 21 Agosto 2022, inizio ore 18:30 - Giardino Scuole, Arzo

SIEDE LA TERRA
Fenomenologia della pettegola 
Una produzione Maniaci d’Amore/Kronoteatro col sostegno di Elsinor Produzioni teatrali
di Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci

 

Durata: 60 minuti

“Un intelligente e liberatorio libello teatrale (...) Grazie a una scrittura agevole e pignola, si costruisce una  gabbia drammaturgica all’interno della quale i dialoghi sferzanti tra madre e figlia, somministrano pillole di esilarante realismo (...) le risate piegano la platea che si riconosce in quell’assurdo e che, con pudore, si azzittisce quando affiora la tragedia in alcuni passaggi…” -  Lucia Medri, Teatro e Critica

 
Siede la terra è uno studio corrosivo sui meccanismi velenosi dei piccoli paesi, sul violento maschilismo e razzismo che li guida ma soprattutto su chi conduce la narrazione di un luogo e dunque su chi ne detiene il potere. 

A incarnare questa figura è Clarice, l’impietosa pettegola dell’immaginario paese di Sciazzusazzu di Sopra, talmente abile nel manipolare le notizie da riuscire a salvare sua figlia Teresa da tutte le - fondate - dicerie che girano sul suo conto. Un giorno infatti su un muro appare una frase ingiuriosa intorno alla giovane: la madre riuscirà a spostare l’attenzione su un’omonima ragazza del paese, decretandone l’infelicità, pur di allontanare ogni sospetto da Teresa.

Siede la terra è un lavoro profondamente contemporaneo che, in maniera sottile, si interroga sulle logiche spietate della gogna pubblica ma anche sul corpo della donna, spesso oggetto di narrazioni subite, e sull’invenzione strumentale dello straniero, del diverso e dell’untore.

Mischiando teatro di narrazione, riflessioni sociologiche, teatro dell’assurdo e immaginario pop, i Maniaci d’Amore firmano un’altra drammaturgia irriverente e coraggiosa, un pamphlet contro le dinamiche tossiche del villaggio: non una galleria degli orrori bensì un comico inno d’amore, un’elegia in forma di accusa. Perché, nonostante l’insofferenza, l’indignazione e a volte la vergogna, noi apparteniamo a queste comunità. Non solo i nostri vulnerabili corpi, ma anche i nostri cuori poggiano qui, dove siede la terra. 

 

“La drammaturgia è una scrittura tagliente, fresca, briosa. Un dispositivo quasi perfetto. Un gioco meta-teatrale che gradualmente si sviluppa per accumulazione e climax ascendenti fino a consegnare al pubblico il caleidoscopico e paradossale ritratto di una comunità sbandata e falsamente predicatrice. Chapeau” -  Renata Sava, Scene Contemporanee

 

CHE BASTA UN COLPO DI VENTO PER
SAPERE DOVE POGGIANO I NOSTRI CUORI

 

 

 

Giardino Scuole - Arzo